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QUA(derno)BLOG: appunti personali a fogli staccabili (dal marciapiede fino alla vetta dei grattacieli).




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mercoledì, 26 aprile 2006

Essere sinceri su Milano. Se non si scrive quello che si pensa su un blog, dove lo si scrive? Ogni tanto è giusto ricordarsi della funzione primitiva delle cose. Insomma, per farla breve, mi sfogo. Quella di ieri a Milano contro Letizia Moratti è stata una vera e propria sconceria. Una grande sconceria. La saga della maleducazione allo stato puro (uso maleducazione, anche da arrabbiato). Si è mischiata l'arroganza del vero ignorante, alla saccenteria di chi dovrebbe insegnare, alla levità vacua di chi dovrebbe imparare. L'inutilità dell'esperienza alla comodità dell'inesperienza.
Finisco nella politica, certo, per forza, io che la considero un veleno; ma è impossibile non occuparsi di politica, o parapolitica: i politici di professione, razza inesauribile, spargono questo liquido inarrestabile  e corrosivo su ogni cosa, sporca o innocente che sia. Ma finitela, cavoli (uso cavoli, anche da arrabbiato), basta coi pugni chiusi, e gli slogan da decerebrati, e i saluti a mani tese negli stadi, e i simboli di ideologie morte e sepolte, basta con queste stucchevoli feste travestite da ricorrenze (i veri significati lasciateli nel cuore di chi è in buona fede e davvero sente tristezza e riconoscenza), dipinte praticamente sempre di rosso, di schiamazzi, di teste bollenti che offendono protette dalla scusa dei principi. Ma che principi avete visto ieri a Milano? Sinceramente, che relazione siete riusciti a riconoscere tra l'evento e i fatti? Chi diavolo la conosce bene la storia tanto da sentenziare e minacciare? E un mese fa? E a Roma nelle mega contestazioni monotematiche? E nell'inutile spreco dei colori dell'iride smunti? Non un popolo: poche migliaia di persone che offendono, che istigano, che se la prendono con i deboli, che se ne vanno ridendo sguaiatamente in odori di fritto e di salame. Un cumulo di sentimenti falsi e ambigui, tra sorrisi, ammiccamenti e finte scuse postume. C'è una brutta e confusa aria in giro, malsana. E una montagna di retorica tale da oscurare il sole. E una tale schiera di ruffiani, leccapiedi e portaborse da riuscire a fatica a respirare.

by angelocesare | 18:02 | commenti (11) | politica |

sabato, 22 aprile 2006

Incommentabile. Sei statuette al Caimano di Moretti, premiato come migliore film e miglior regia. Il David di Donatello compie 50 anni e perde l'anima.

by angelocesare | 20:09 | commenti (4) | politica |

mercoledì, 19 aprile 2006

Pioggia che mi aspetta. Le scarpe di Alberto sono note in tutto il mondo: le ho osservate nelle vetrine di New York, Parigi, Roma, Madrid, Londra, Milano, insomma, ovunque esistano buoni negozi. E’ mio grande amico, ricordo a me stesso con soddisfazione. Belle scarpe, un po’ costose, negli ultimi anni anche tecnologiche, con materiali innovativi, per soddisfare il mercato degli orientali e degli americani. Non ho mai creduto che si potesse essere felici e motivati costruendo e progettando scarpe. Alberto è sempre stato motivato. Concentrato, nonostante mille impegni. Inarrestabile. Forse felice.
Un paio di scarpe di nuova concezione, in regalo (così fanno gli amici) per la pioggia: assolutamente impermeabili, comode ma eleganti. Molto eleganti. Alberto è senz'altro uno dei miei migliori amici, ed è stato felice di usarmi come cavia. Lo considero un privilegio e ne sono orgoglioso. Ad ogni modo le avevo riposte in fondo all’armadietto, molto scettico; per mesi. Il momento è arrivato: diluvia, voglio attraversare la città scrutando negozi come fosse l’ultima volta, e allontanarmi successivamente il più possibile, camminando e camminando, senza meta. Non potrei uscire con scarpe da pioggia normali: si imbarcherebbero in poco tempo, in una tale quantità d’acqua; d’altra parte non posso certo passare per il centro con degli stivali da pesca. In fondo ho un’immagine da difendere. In fondo.
Tocca al prototipo. Insieme all’impermeabile, al bavero alzato e ben chiuso, al cappello spiovente.

by angelocesare | 20:50 | commenti (3) | scrivere |

lunedì, 17 aprile 2006

Sfida al tempo. Apro le braccia contro il vento, la giacca sintetica gonfia come una vela sul punto di strapparsi, intirizzito, investito da fitte e pesanti gocce di pioggia obliqua. Raggiungo uno stallo completo e stordente, quasi in apnea, lungo e autonomo, interrotto, solo allo stremo, dal bisogno di ossigenare il cervello. Provo a resistere. No, basta, di colpo sono nauseato dalla prova inconsueta. Di colpo ne sono saturato. Di corsa a casa, al riparo sotto la doccia.

by angelocesare | 19:00 | commenti (6) | scrivere |

domenica, 16 aprile 2006

Fiori per una Buona Pasqua

Buona Pasqua (from work).  ©

by angelocesare | 08:26 | commenti (3) | immagini |

domenica, 09 aprile 2006

Ricordi di fine gara. Attorno all'ultima buca ci sono persone pronte ad applaudirmi, a riconoscere la mia abilità, ad adularmi. Mentre la pallina muore in quell'ultima buca la storia ha il suo epilogo, si spegne, si disperde. Nelle strette di mano si materializza la fatica di sopravvivere, la durezza degli affetti, la leggerezza di un ticchettio inavvertibile e inesorabile, il freddo del sole allo stremo. Ogni cosa è conclusa, vacua, insostenibile. Servono getti caldi, schizzi gelati, serve inalare aria satura di vapore, respirare profondamente, ossigenare la mente, impadronirsi dell'auto, sfrecciare per le vie di campagna, fuggire.

by angelocesare | 12:06 | commenti (10) | svago |

mercoledì, 05 aprile 2006

Ridendo e scherzando. Il premier è riuscito a far sfilare dei simpatizzanti del centro-sinistra che, volontariamente, ostentavano cartelli con scritto "Io sono un coglione"! Sempre più surreale. Indicativo. Insomma, la confusione è massima. E, sì, lo ammetto, tutto sommato mi è venuto da ridere.

by angelocesare | 20:05 | commenti (5) | politica |

lunedì, 03 aprile 2006

Bagnasciuga: un post "anniversario" (tre anni). Lei volge lo sguardo alla sabbia bagnata e luccicante della riva, mobile, levigata da un effimero velo d'acqua, lambita da piccole onde che sembrano acquistare ritmo e una decisa obliquità. Si ritrova ritta in piedi, sul bagnasciuga, rivolta all'orizzonte, salda sulle gambe appena divaricate, tese: il riflusso delle onde le dà la vertigine, se fissa i piedi nudi che l'erosione della sabbia affonda sensibilmente, permettendo un equilibrio precario e infondendo una leggera insicurezza. Quando l'onda arriva ascolta il rumore scoppiettante della schiuma, dopo che si è distesa e appianata, e osserva le animate macchie multiformi e quindi puntiformi della spuma.
Se riesce a mantenersi ferma, irrigidendo la muscolatura delle gambe, sprofonda fino alla caviglia, circondata da mulinelli di morbida sabbia e d'acqua, mentre osserva le proprie tracce laterali che il susseguirsi delle onde cerca di appianare completamente, per gradi, limando e levigandone i rilievi, con creazione di minuscoli gorghi progressivamente meno evidenti. Appianamento inizialmente ingannevole, essendo la copertura delle tracce cedevole al massimo grado e solo in apparenza simile all'intorno. Di ciò mi vuole convincere, spingendomi al perpetuarsi dell'esperimento.

by angelocesare | 16:09 | commenti (4) | scrivere |


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